5 Marzo 2026
Le terre rare (REEs, Rare Earth Elements) sono un gruppo di 17 metalli chimicamente simili (15 lantanidi più ittrio e, spesso, scandio) indispensabili per magneti ad alte prestazioni, elettronica avanzata, tecnologie ottiche, catalizzatori e leghe speciali.
La loro importanza strategica deriva meno dalla scarsità geologica assoluta e più da:
Per l’economia europea, le terre rare ,in particolare quelle per magneti, come neodimio (Nd), praseodimio (Pr), disprosio (Dy) e terbio (Tb), rappresentano un “collo di bottiglia” nelle catene di approvvigionamento dell’elettrificazione e dell’automazione: motori di trazione per veicoli elettrici, alcuni tipi di generatori per turbine eoliche, motori industriali, robotica e sistemi rilevanti per la difesa.
La risposta politica della Commissione europea si concentra oggi sul Critical Raw Materials Act (CRMA), che fissa per il 2030 obiettivi di capacità per le materie prime strategiche (10% estrazione, 40% trasformazione, 25% riciclo) e un obiettivo di diversificazione (non oltre il 65% di dipendenza da un singolo Paese terzo in qualsiasi fase rilevante della trasformazione).
Nel linguaggio industriale e nelle politiche pubbliche, l’espressione “terre rare” si riferisce generalmente a 17 elementi: i 15 lantanidi (da La a Lu) più ittrio (Y), e spesso scandio (Sc), poiché condivide un comportamento geochimico simile ed è frequentemente associato ai giacimenti e ai processi di trattamento.
Una classificazione comune distingue:
Questa distinzione è importante dal punto di vista commerciale perché le terre rare pesanti come Dy e Tb sono cruciali per le prestazioni dei magneti ad alta temperatura, ma in genere sono meno “abbondanti” e più soggette a vincoli di approvvigionamento.
Le terre rare condividono raggi ionici e stati di ossidazione molto simili (più comunemente +3), motivo per cui si trovano insieme in natura e la loro separazione in singoli elementi è difficile e ad alta intensità chimica. Le proprietà magnetiche e ottiche sono legate ai gusci elettronici 4f parzialmente riempiti, che consentono una forte anisotropia magnetica (magneti Nd-Fe-B) e una luminescenza efficiente (Eu/Tb/Y nei fosfori).
La base estrattiva a monte si sta lentamente diversificando, ma il segmento intermedio (midstream) resta altamente concentrato:
La produzione mineraria mondiale (equivalente REO) nel 2025 è indicata intorno a circa 390.000 t REO. La Cina è riportata a 270.000 t, gli Stati Uniti a 51.000 t e l’Australia a 29.000 t.
La separazione/raffinazione e la produzione di magneti restano ancora più concentrate: l’IEA riporta la Cina intorno al 91% nella separazione/raffinazione e circa al 94% nella produzione di magneti permanenti sinterizzati (quote per fase della catena di approvvigionamento citate nel commento IEA).
I documenti politici dell’UE individuano nei magneti permanenti contenenti REE il caso d’uso strategico di massima leva.
Il documento di lavoro della Commissione europea sulle dipendenze strategiche afferma che:
Per la mobilità elettrica, un motore medio di trazione elettrica contiene circa 1–2 kg di magneti permanenti, descritti come comprendenti circa 0,25 kg di Nd e 0,1 kg di Dy (ordine di grandezza dell’intensità materiale).
Per le turbine eoliche (nelle configurazioni con generatori a magneti permanenti), le turbine possono contenere fino a 600 kg di magneti permanenti per MW, e il documento fornisce una composizione indicativa in REE della relativa frazione (Dy, Nd, Pr, Tb).
Parallelamente, un paper della Commissione Europea sui “rare earth elements, permanent magnets, and motors” afferma che l’UE non produce REE e che il 98% della domanda totale di magneti a terre rare è soddisfatto da importazioni cinesi.
Nel 2024, l’UE ha importato 12.900 tonnellate di REE+, in calo del 29,3% rispetto al 2023; quasi la metà delle importazioni proveniva dalla Cina (46,3%), seguita da Russia (28,4%) e Malaysia (19,9%).
Nel quadro del CRMA dell’UE, le terre rare compaiono sia tra le materie “critiche” sia tra quelle “strategiche”, con enfasi strategica sul sottoinsieme utilizzato nei magneti permanenti (Nd, Pr, Tb, Dy, oltre ad altri elementi elencati nella metodologia allegata). La Commissione ha inoltre pubblicato una scheda dedicata agli “elementi delle terre rare per magneti permanenti”, indicando Nd, Pr, Tb, Dy, Gd, Sm e Ce come input essenziali per magneti permanenti ad alte prestazioni utilizzati in veicoli elettrici, turbine eoliche, elettronica, aerospazio e difesa, e sottolineando i magneti a fine vita come futura fonte secondaria.
Il CRMA fissa obiettivi a livello dell’Unione per il 2030 (10% estrazione, 40% trasformazione, 25% riciclo) e il limite del 65% di dipendenza da un singolo Paese terzo (in qualsiasi fase rilevante della trasformazione).
A coherent EU strategy—consistent with CRMA benchmarks and audit findings—requires four parallel tracks:
Rischio di approvvigionamento e resilienza (quanto emerge dalle verifiche recenti)
La Relazione speciale 04/2026 della Corte dei conti europea (fatti e risultati) sottolinea che le tecnologie per l’energia rinnovabile dipendono da 26 materie prime critiche e che l’UE dipende fortemente da Paesi extra-UE; evidenzia inoltre che nessuna delle terre rare utilizzate nell’UE è trasformata a livello domestico (come riassunto nella scheda informativa ECA).
Prospettive di riciclo e sostituzione (vincoli oltre che opportunità)
La Commissione e l’impostazione del CRMA considerano riciclo, recupero dai rifiuti e maggiore circolarità come leve strutturali per la resilienza.
Tuttavia, sia la scheda USGS sulle terre rare sia la scheda ECA mostrano perché la scalabilità di breve periodo sia difficile: i volumi riciclati sono descritti come limitati e quote significative di REE sono incorporate in beni finiti (circostanza che complica raccolta, smontaggio e tracciabilità).
La sostituzione è tecnicamente possibile in alcune applicazioni, ma spesso riduce le prestazioni o aumenta dimensioni/peso; l’USGS osserva che i sostituti sono generalmente meno efficaci.
Una strategia coerente dell’UE, in linea con gli obiettivi del CRMA e con i risultati delle verifiche, richiede quattro direttrici parallele:
La nostra azienda sta lavorando a un progetto che considera le terre rare come opportunità di recupero da sottoprodotto / flusso secondario, piuttosto che come miniera greenfield:
L’Università di Napoli ha individuato “quantità significative” di REE in materiali collegati alla miniera, distribuite sia nei rifiuti storici sia nelle riserve in situ come futuri sottoprodotti.
Il concetto operativo consiste nel valutare e recuperare REE dai sottoprodotti della lavorazione della fluorite prima di utilizzare tali materiali come riempimento dei vuoti sotterranei, tramite un “piccolo impianto ausiliario” integrato con il principale impianto di fluorite in costruzione.
La sfida tecnica dichiarata è che un processo industriale per liberare/concentrare i minerali di REE a Silius non è disponibile “chiavi in mano”; il processo deve essere sviluppato con un approccio graduale (prove di laboratorio → impianto pilota → scale-up industriale).
I partner attualmente coinvolti in tale sviluppo sono il Geological Survey of Finland (GTK) per lo sviluppo/test di processo su scala di laboratorio e Metso per ingegnerizzazione e fornitura dei macchinari una volta validato il flowsheet, con una logica di finanziamento legata al raggiungimento del TRL 4, soglia che consente l’accesso a molti fondi nazionali/UE.
EIT RawMaterials ha già manifestato interesse come potenziale finanziatore.
Un articolo peer-reviewed pubblicato su Periodico di Mineralogia relativo a Silius fornisce un contesto quantitativo e mineralogico esplicito:
Il giacimento di Silius è un sistema filoniano idrotermale post-varisico noto per la mineralizzazione a fluorite-barite-galena; la miniera è stata sfruttata fino all’inizio del 2006 (poi in manutenzione).
La ganga carbonatica è costituita da calcite e dolomite ferrifera e contiene i minerali delle terre rare synchysite-(Ce) e xenotimo.
Le concentrazioni complessive di REE (nei carbonati) variano tra 462 e 2.071 ppm, con una media di 951 ppm, prevalentemente LREE.
L’articolo riporta un “volume medio” di ganga carbonatica ancora in posto di circa 532.000 t più circa 750.000 t di carbonati presenti nei vecchi cumuli di sterili, e ne ricava un potenziale totale di circa 1.220 t di “REE pure” in tali quantità di ganga.
Questi dati sono centrali per qualsiasi valutazione rigorosa della scala del progetto: i tenori sono inferiori all’1% (ordine dei ppm), il che implica che la sostenibilità economica dipende da un recupero a basso costo da flussi di materiale già estratto/lavorato per la fluorite e dal conseguimento di una fase di preconcentrazione altamente selettiva.
Le quantità individuate dall’Università di Napoli si riferiscono esclusivamente agli elementi delle terre rare contenuti all’interno delle riserve certificate di fluorite e dei relativi volumi di ganga carbonatica già quantificati dal punto di vista minerario. Di conseguenza, tali stime non tengono conto di eventuali volumi aggiuntivi che potrebbero derivare da un ampliamento delle risorse e riserve economicamente sfruttabili.
In questo contesto, le attività di esplorazione mineraria da noi promosse, finalizzate ad ampliare la base di riserve estraibili di fluorite e a perfezionare il modello geologico, potrebbero aumentare proporzionalmente i volumi di terre rare potenzialmente disponibili, rafforzando così il profilo prospettico delle risorse del progetto.